Gallinella (M5S) sul decreto “del Fare”

Postato il Aggiornato il

Signor Presidente, colleghi,

taccuino umbria coloreoggi cominciamo a discutere (in realtà la discussione è finita, sono l’ultimo iscritto a parlare) un altro decreto-legge, il decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, detto «del fare». A questo punto, sentiti già tutti, posso aggiungere solo: speriamo

  Desidero innanzitutto ricordare quanto è accaduto la settimana passata, quando vi è stata la conversione in legge del provvedimento relativo al commissariamento dell’Ilva, del quale non siamo certo soddisfatti, ancor meno dopo la nota di Bondi sulle cause di certe patologie attribuibili ai comportamenti dei tarantini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ricordando anche le parole del Ministro Lorenzin, ci viene il sospetto che a questo Governo forse piace dare la colpa direttamente ai cittadini, piuttosto che ammettere di avere sbagliato.

   Ma tralasciamo tutto questo e veniamo a parlare del decreto-legge. Il decreto-legge nasce con 86 articoli. Anche altri colleghi oggi hanno parlato dei vari titoli che lo costituiscono: il titolo I contenente misure per la crescita economica, il titolo II riguardante le semplificazioni, il titolo III riguardante misure per l’efficienza del sistema giudiziario e definizione del contenzioso civile. Senza andare a vedere nel dettaglio (non voglio annoiarvi con argomenti di cui abbiamo già parlato), con questa breve descrizione vorrei far capire che questo nome «decreto del fare» potrebbe essere già sostituito con «mille cose su cui lavorare» o «di tutto un po’». Sarà fatto bene ? Sarà fatto male ? Sarà veramente utile ? La sua applicazione sarà possibile ? Sono tutte domande lecite, anche perché sono stati presentati 2.300 o 2.400 emendamenti a questo decreto-legge del Governo, presentati sia da noi, sia dagli stessi membri del Governo, quindi tutta questa vicenda ci sembra un po’ strana.

  Ciò al di là di come è stato svolto il lavoro sul decreto-legge, ossia con tempi corti in Commissione, io ho assistito a qualche ora di attività della Commissione bilancio e mi sono stupito di come si fanno le cose di fretta, senza ragionare su cose importanti, visto che si parla anche di spostare miliardi di euro. Ricordo a tutti il proverbio della gattina frettolosa, perché tocca evitare di sbagliare su questi temi.

  Tra i vari articoli bis e ter, gli articoli in totale sono passati da 86 a più di cento e anche questo mi sembra un commento che è lecito fare al decreto-legge.

  Noi del Movimento 5 Stelle (io sono un componente della Commissione agricoltura per cui parlerò solo di questo argomento) riteniamo che il settore primario, quello che ci dà da mangiare e che ci deve dare cose buone, deve essere rivitalizzato e stimolato e in questo decreto-legge sinceramente c’è poco al riguardo e quello che c’è, è merito degli emendamenti che sono stati presentati, molti dei quali da parte nostra, anche se non tutti finora sono stati accettati: confidiamo quindi nella discussione e nella votazione che si svolgerà a breve, affinché qualcosa possa essere cambiato.

  In Italia ormai da anni non si stimola più la ricerca, quindi l’innovazione viene meno. Le scelte politiche fatte fino ad oggi hanno permesso la delocalizzazione delle aziende, la perdita del know how e, per fortuna, la terra non si può portare via, però, se non facciamo attenzione, la possiamo perdere del tutto: la cementifichiamo senza alcuna prospettiva, l’avveleniamo direttamente e non facciamo bonifiche, ci seppelliamo rifiuti industriali e chissà cos’altro. Ettari ed ettari diventano poligoni militari o basi di qualche esercito. Come funghi nascono megainfrastrutture, che non ci serviranno mai e che molto probabilmente non saranno mai terminate, senza dimenticare quello che facciamo a fiumi, laghi e al mare. Potrei continuare per ore, elencando i motivi per cui il Movimento 5 Stelle è arrivato in Parlamento, ma andiamo avanti.

  Due mesi fa si è svolta la discussione sul DEF, il Documento di economia e finanza, attraverso la quale abbiamo fatto conoscere all’Aula e ai cittadini anche quello che vorremmo per il nostro futuro e come vorremmo vedere affrontare la politica. La critica è proprio questa, perché le scelte economiche assunte fino ad oggi sono state ancorate al concetto di crescita, che si vuole far confondere con il concetto di sviluppo, legando il benessere dei cittadini al PIL, cosa che possiamo dire essere assolutamente falsa, come è dimostrabile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  Nel 1960 c’erano circa 20 milioni di occupati, oggi ce ne sono altrettanti, ma il PIL, che è circa tre volte superiore a quello degli anni del boom, non ha creato un aumento dell’occupazione altrettanto evidente, anzi. Segnalo che il PIL aumenta anche con le cure mediche (quindi più stiamo male, più costano le cure e più il PIL aumenta), aumenta quando facciamo un incidente stradale e – augurandoci di non morire – dobbiamo riparare l’auto e quindi facciamo aumentare il PIL; aumenta il PIL anche vendendo le armi, che probabilmente servono per uccidere, e così via.

  A questo modo di fare, che non tiene conto poi degli enormi danni ambientali, oltre che sociali, che provoca, noi dobbiamo dire «basta». Noi vogliamo un altro futuro e quindi anche il lavoro che abbiamo fatto sul decreto è proprio per riportare più umanità e più senso pratico alle cose, perché i cittadini ci hanno chiamato proprio per questo.

Il nostro territorio non è una risorsa inesauribile e per questo andrebbe adeguatamente tutelato e salvaguardato. Territorio vuol dire, in primo luogo, agricoltura e, visto che abbiamo caro questo tema, del quale sul decreto del Governo non c’è traccia, se non in termini di gasolio per serre o per l’omologazione delle macchine agricole, occorre necessariamente ribadire che sono da rivedere le linee guida delle politica agricola italiana, puntando sulle tipicità delle produzioni nazionali e rivedendo i rapporti con la politica comunitaria, e anche con i Paesi terzi, tipo l’accordo UE-Marocco o il futuro UE-USA o quello UE-Cina, dove speriamo che si tuteli il nostro export e non viceversa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

  In questo decreto, poi, non si parla affatto di un aggiornamento e di una revisione dell’agenzia ICE, con la quale si dovrebbe rilanciare la nostra produzione verso l’estero e non all’estero. Quindi, tutelare i nostri prodotti è importantissimo sia per i produttori, che per i cittadini consumatori. Basta ricordare cosa è successo per l’olio e che fatica si fa a liberarsi degli OGM. E annuncio qui che la nostra battaglia ancora non è finita. Non tocchiamo poi l’infinita vicenda delle quote latte, per cui siamo già messi in mora dalla Comunità europea.

  Parlando dei numeri del settore, vorrei informare il Governo di come saranno le cose da qui a trent’anni, in modo tale da poter finalmente – mi auguro – programmare veramente qualcosa. Le stime prevedono che la domando di cibo in Europa è destinata ad aumentare del 40 per cento entro il 2050. Ed è qui che entriamo in gioco noi: cosa vogliamo fare ? Nulla ? Aspettiamo la discesa degli alieni o cos’altro ? Noi, per esempio, vorremmo lavorare ad un piano agricolo nazionale, anche sfruttando i nuovi strumenti messi a disposizione dalla PAC, puntando sul principio che non possiamo permettere che il conseguente incremento della produzione possa intaccare la qualità del cibo. Questa si può ottenere solamente salvaguardando i prodotti locali, premiando le buone pratiche agricole nel rispetto dell’ambiente, riducendo al minimo l’utilizzo della chimica nel settore e coniugando questo con una corretta educazione alimentare. Quello agricolo deve divenire un sistema sostenibile volto al riciclo, alla conservazione del suolo e del paesaggio, a mitigare il rischio idrogeologico e ambientale, un compito che lo stesso agricoltore, in quanto custode del territorio, svolge praticamente da sempre, ma che oggi si sente abbandonato e frustrato, perché sono più importanti le auto, lo spread, il MUOS e gli F-35 (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle ).

  Non parliamo poi della ricerca. Leggo solo un articolo del 5 luglio: «Tagli all’istruzione: a rischio la scuola di transizione Teodoro Gaza a San Giovanni a Piro, in Cilento. Questa scuola innovativa, sotto la guida della preside, Maria De Biase, è divenuto un punto di riferimento in Italia, e non solo, per quanto riguarda l’educazione ecologica, la transizione, i rifiuti zero e la permacultura». Ho preso spunto da questo breve articolo perché, per fare cose nuove nel futuro, per avere un futuro diverso, il famoso «futuro che vogliamo», occorre investire in formazione e ricerca, anche perché, altrimenti, tocca comprarla, l’innovazione. Nel settore dell’agricoltura, per esempio, perché non valutare a livello nazionale la permacultura ? Potrebbe essere un nuovo modo di produrre e di fare le cose, da affiancare al sistema tradizionale.

  Continuo dicendo che occorre potenziare e promuovere la banda larga, anche nel settore agricolo, perché è una necessità improcrastinabile per le stesse associazioni di categoria – e per questo ci abbiamo provato con gli emendamenti al decreto –, così come mettere a disposizione risorse sia per gli agricoltori che per i pescatori, anche per il rinnovo delle attrezzature. Vedremo cosa ci dirà il Governo e cosa farà.

  Occorre salvaguardare i piccoli produttori e rilanciare il mercato per i giovani, anche favorendo l’accesso alla terra. Nel decreto di questo non c’è nulla. Noi non vogliamo che il patrimonio dello Stato, che è il portafoglio dei cittadini, venga venduto, ma che si possa dare in uso, affittandolo, o darlo in gestione a coloro che usano la terra in modo etico, permettendoci di acquistare la sovranità alimentare.

  Molti ci hanno chiesto di semplificare le procedure. Non sarà facile, ma ci proveremo, perché, come sanno tutti, la battaglia contro la burocrazia – che si sposa spesso con la corruzione – non sarà per nulla facile. Ma noi ci proveremo, anche perché riteniamo scandaloso che un’azienda agricola per poter pagare i costi – io dico: della carta – debba perdere circa cento giorni.

  Dobbiamo garantire pagamenti in tempi certi e qui mi riferisco all’articolo 62, che proprio in questo decreto i colleghi del PdL e della Lega hanno provato ad ammorbidire. Ora, io del PdL non posso dire nulla, ma della Lega un po’ mi stupisco, perché nella precedente legislatura avevano inasprito questo tipo di misura.

  Andiamo avanti. Sicuramente in questo decreto, poi, ci sarebbe piaciuto vedere un impegno più forte sul tema dei disciplinari, per una chiara e trasparente etichettatura e tracciabilità dei prodotti, perché bisogna valorizzare la filiera corta, e così il made in Italy, che è il nostro oro nazionale insieme al turismo.

  A tal proposito abbiamo anche chiesto al Governo cosa intenda fare nei confronti della gestione dei suffissi gestiti da ICAM, che se mal gestiti ci farebbero perdere grandi quote di mercato per le nostre denominazioni d’origine.

  Vorremmo vedere un maggiore impegno nella lotta alle frodi alimentari, delle quali sempre più spesso abbiamo notizia. Purtroppo tale provvedimento non contiene alcuna disposizione di rilievo per il comparto primario, nonostante sia l’unico settore, ancorché in un momento di crisi gravissima, che fa registrare segnali positivi in termini di occupazione e di export. Occorre, quindi, far applicare la legge n. 4 del 2011, quella sull’etichettatura; vediamo se riusciamo a fare qualcosa, magari nel prossimo futuro.

  È auspicabile, pertanto, che ci sia un rilancio del comparto agricolo e che questo divenga una priorità del programma di Governo, in considerazione della necessità di sviluppare l’enorme potenziale dell’agricoltura nazionale, attraverso un piano basato su un mirate strategie di innovazione e adeguate agevolazioni fiscali, che tengano conto dell’attuale aumento dei costi di produzione e delle conseguenze negative delle speculazioni finanziarie sulle materie prime.

  Non è accettabile che i produttori debbano vendere sottocosto, perché è qui che nascono le fregature al consumatore. Basta alle colture dedicate alle produzioni di energia (il biodisel di bio ha solo il nome), i campi devono essere lasciati alle produzioni alimentari, umane e animali. Basta al sistema dell’allevamento intensivo e basta allo spreco di cibo.

  Noi non ci scordiamo della pesca, dove la priorità è ripristinare gli stock ittici sovrasfruttati, applicare il divieto di rigetto in mare dei pesci non commercializzabili ed effettuare controlli più stringenti sulle taglie minime del pescato e non far chiudere coloro che vivono del settore rispettando le regole. Queste regole, però, devono essere rispettate anche dai vicini, altrimenti noi come Paese perderemo sempre e per questo il Governo deve impegnarsi con maggiore forza per risolvere i rapporti di vicinato.

  Nel decreto vi siete dimenticati poi dei boschi e dei parchi, che, se adeguatamente gestiti, possono divenire un’ulteriore fonte di attrazione del Paese, aumentando quindi il turismo e l’occupazione al pari del patrimonio culturale, di cui sembra ci siamo dimenticati.

  Ma forse per voi la priorità non è questo, perché molti sono abituati a guardare al passato, noi vogliamo guardare avanti, vogliamo guardare al futuro, perché dobbiamo cavalcare il cambiamento, altrimenti rimarremo sempre indietro e saremo sempre gli ultimi. Il nostro lavoro sarà solo quello di mettere le toppe un po’ qua e un po’ là e questa cosa deve finire.

  Concludo con l’augurio che questo Parlamento abbia ascoltato le nostre parole e la nostra volontà di cambiare, perché del ritornello che siamo solo polemica e che diciamo solo di no ci siamo veramente rotti un po’ le scatole. Quindi vi ringrazio e buon lavoro

Annunci

2 pensieri riguardo “Gallinella (M5S) sul decreto “del Fare”

    Silvio Torre ha detto:
    23 luglio 2013 alle 09:17
    Gabriele Passannàn't Alfano ha detto:
    27 luglio 2013 alle 11:06

    L’ha ribloggato su Gabriele Alfanoe ha commentato:
    uno dei soliti decreti legge estivi fatti apposta per introdurre le peggiori cose nella normativa quando gli italiani meno sono attenti all’attività del parlamento e del governo.
    oggi, però, in parlamento c’è il m5s!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...