Tavecchio, Malagò e Lotti: i tre responsabili del flop azzurro

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http://www.beppegrillo.it/2017/11/tavecchio_malago_e_lotti_i_tre_responsabili_del_flop_azzurro.html

di MoVimento 5 Stelle

Lo sport nazionale in Italia è quello di dare agli altri la colpa dei propri errori. Lo fanno di solito i leader di partito quando perdono, magari promettendo di lasciare la politica e poi restando in sella, come il duo Renzi-Boschi.

Adesso lo fanno i vertici dello sport italiano. Dopo la pesantissima sconfitta della nostra Nazionale di calcio sono intervenuti anche quelli che sono i capi dello sport azzurro, ovvero il presidente del Coni Malagò e il ministro dello Sport Lotti. Non hanno chiesto scusa, non si sono assunti delle responsabilità. Affatto. Hanno detto che era colpa di Tavecchio, tanto che Malagò nei fatti ne ha chiesto le dimissioni. La realtà è che Tavecchio, Malagò e Lotti sono responsabili in ugual misura del tracollo della Nazionale, culminato nella sconfitta con la Svezia che ha escluso gli azzurri dai campionati mondiali in Russia del prossimo anno. Tutti e tre devono dimettersi. E’ una questione di merito ed un segnale preciso all’Italia che vuole ricostruirsi partendo proprio dalle sue fondamenta: la meritocrazia.

La gestione Tavecchio è stata fallimentare perché ha proseguito negli errori del passato: prima la politica e le appartenenze, poi il merito. E’ stato lui a scegliere un commissario tecnico che non ha centrato l’obiettivo prefissato, cacciandolo – con tanto di buonuscita – dopo l’eliminazione. Adesso Carlo Tavecchio deve dimettersi da presidente della Figc, assumendosi le sue responsabilità e dando un segnale a tutto il movimento sportivo. Prima di lasciare la Figc però si ricordi di rinunciare anche al ruolo di commissario della Lega Serie A.

Non può certamente nascondere il suo fallimento scegliendo un allenatore di alto livello, come magari Ancelotti, per la guida della Nazionale. Adesso il mondo del calcio riparta dalla base, non dalla politica. Sarebbe infatti agghiacciante se al suo posto arrivasse un profilo come quello di Cosimo Sibilia, che oltre ad essere presidente della Lega dilettanti è anche senatore di Forza Italia. Potrebbe sfiduciare Tavecchio solo il consiglio federale, l’organismo di autogoverno del nostro calcio che però lui stesso controlla quasi completamente. In questo caso si tornerebbe al voto. Ma non basta.

Anche Giovanni Malagò è responsabile. Lo sport italiano non si guida facendosi vedere dai flash accanto a campioni affermati o lamentandosi – a distanza di oltre un anno – della sacrosanta rinuncia di Roma alle Olimpiadi del 2024. Si fa partendo dallo sport di base, o meglio ancora prima dall’educazione fisica nella scuola, l’unica in grado di creare quella cultura sportiva e dell’esercizio fisico che tanto manca nel nostro Paese. Quest’anno poi anche il progetto ‘Sport di classe’ è stato ridimensionato, senza che lui muovesse un dito per chiedere di più al governo. Adesso infatti sarà rivolto solo alle classi quarte e quinte. Insomma addio a prima, seconda e terza elementare. E anche i risultati di altri sport sono davvero al minimo storico: il basket ha bucato per due volte l’accesso alle Olimpiadi, l’atletica è in fase discendente, anche il rugby fatica. Per non parlare del pasticcio del volley maschile, dove i miglior giocatore è stato escluso dalla Nazionale per un problema con uno sponsor.

C’è poi Luca Lotti, di professione tagliatore di nastri e ombra proprio di Malagò che fa il vero ministro dello sport. La promozione alla guida del dicastero è servita per permettere a Renzi di tenere il controllo di Palazzo Chigi. L’incarico di ministro serve a Lotti per fare provvedimenti spot, fra cui quella per ridurre i mandati dei presidenti delle federazioni ma aumentare quelli per Malagò. E sul progetto ‘Sport di classe’ il suo governo lancia il sasso e nasconde la mano. Quest’anno si partirà più tardi, rispetto al precedente. Come se non bastasse sono stati escluse le classi più importanti, ovvero le prime tre della scuola primaria, anni preziosissimi per sviluppare gli schemi motori di base e le capacità motorie. Questo è il contributo di un governo che non ha alcun interesse a far ripartire lo sport in Italia.

Quello che ci resta dell’eliminazione dell’Italia è tanta amarezza. Un’amarezza per tutti noi che siamo tifosi della maglia azzurra. Una sensazione amplificata dalla decisione del ct di non dimettersi. Un comportamento diverso rispetto a quello di chi in passato ha lasciato senza guardare il proprio portafogli o ha giocato al minimo sindacale per amore della propria maglia. Gli esempi positivi esistono.

Per ripartire serve una cosa innanzi tutto: iniziare l’attività motoria fin dalla prima classe della scuola primaria. Farlo con istruttori qualificati, diplomati Isef o laureati in Scienze motorie, e aumentare il numero delle ore curriculari ed extra-curriculari al pari dei Paesi europei più avanzati. Se vogliamo che emergano i nostri talenti sportivi,allora bisogna ripartire da qui. Tutto il resto sono inutili, autoreferenziali, passerelle.

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