LA MIA INTERVISTA A FANPAGE SULLA PROPOSTA DI LEGGE DEL DIVARIO RETRIBUTIVO DI GENERE E SUL CURRICULUM ANONIMO

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Come è nata la proposta di legge sul superamento del divario retributivo di genere e come funziona il curriculum anonimo.
La mia intervista a Fanpage:
“Da molti anni in Italia e in Europa si parla del problema della discriminazione di genere sui luoghi di lavoro, una discriminazione che colpisce le donne lavoratrici. Le donne, in Italia, guadagnano generalmente meno degli uomini – circa il 12% in meno in media, gap che sale fino al 30% tra i laureati –  ma inoltre hanno più difficoltà ad accedere al mercato del lavoro. A questo proposito, l’onorevole Ciprini del Movimento 5 Stelle ha presentato in parlamento una proposta di legge “per il superamento del divario retributivo tra donne e uomini e per favorire l’accesso delle donne al lavoro”. La proposta prevede una serie di disposizioni atte a favorire l’inserimento delle donne nel mercato del lavoro attraverso provvedimenti che favoriscano la conciliazione dei tempi di vita e professionali, e incentivi per le aziende che non discriminano.
“L’Italia è 126esima al mondo per divario salariale. Inoltre, le donne sono più spesso precarie, in regime di part time e subiscono più interruzioni di carriera per responsabilità di assistenza domestica e familiare. Di queste, poi, il 60% non ritorna nel mondo del lavoro prima di 5 anni. Asili e servizi alla maternità che mancano, enti locali con l’acqua sempre più alla gola, welfare pubblico che arretra: sono queste le cause del crollo della natalità, le ragioni che al tempo stesso mettono in difficoltà le mamme nel tentativo di mantenere un posto di lavoro. Tutto questo si traduce anche in un divario pensionistico di genere, e in un maggior rischio di povertà e di esclusione sociale per le donne. Ma la mancata partecipazione femminile al mondo del lavoro è anche un danno enorme alla società intera. Si pensi che a livello mondiale, una riduzione del gap del 25% genererebbe maggiore ricchezza pari a 5,3mila miliardi di dollari, quasi il triplo del nostro Pil. E tutto quello che sanno fare i governi, è tagliare diritti e sostituirli con bonus e mancette una tantum”, scrive l’onorevole Ciprini sul Blog di Beppe Grillo.
Il testo di legge presentato dal Movimento 5 Stelle prevede tra le vare misure l’introduzione di un “codice delle pari opportunità” per limitare le discriminazioni indirette di genere in ambito lavorativo che spesso hanno il potere di limitare le possibilità di carriera delle donne. In via sperimentale, prendendo spunto dalle esperienze di Spagna, Germania, Regno Unito, Olanda e Svezia, la legge introduce inoltre il “curriculum anonimo”, un documento di presentazione privo di dati anagrafici e di fotografie del candidato, allo scopo di garantire un’effettiva parità nei processi di selezione e assunzione basata solamente sulle competenze e sulle esperienze professionali e formative del candidato.
Infine, la proposta di legge prevede l’innalzamento dell’importo detraibile per l’assunzione di colf e badanti, l’aumento dell’indennità per il congedo parentale dal 30% all’80%, il rifinanziamento del Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per realizzare più asili nido, l’esenzione dal pagamento del contributo unificato nei processi intentati da chi agisce contro le discriminazioni in violazione del Codice delle pari opportunità e la proroga per il 2019 del regime pensionistico “Opzione donna” per le lavoratrici con 57 e 58 anni e 35 di contributi.
Raggiunta da Fanpage.it, l’onorevole Tiziana Ciprini spiega la ratio della proposta di legge recentemente depositata in parlamento:
Come nasce questa proposta di legge e perché è stata presentata solamente ora, a ridosso della fine della legislatura?
“Questa proposta di legge si compone sostanzialmente della somma di tutti gli atti presentati come gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle nel corso di questa legislatura, dunque depositarla prima di ora non sarebbe stato possibile. In questi cinque anni abbiamo presentato emendamenti, risoluzioni e mozioni parlamentari sul tema e infine ho raccolto tutto il materiale e lavorato alla costruzione di questa proposta, che lasceremo in eredità a chi verrà eletto nella prossima legislatura. Nello specifico io, in questi ultimi due anni, ho partecipato ai lavori della Commissione sulla condizione delle donne nel mondo che si tiene all’Onu a New York, nell’ambito della quale mi sono potuta confrontare con i rappresentanti di tutti i Paesi europei, ma non solo, e ho quindi potuto raccogliere idee ed esperienze da utilizzare e adattare al contesto italiano”.
In cosa consistono gli incentivi per gli imprenditori che non discriminano?
“Per rimuovere queste barriere di genere ho preferito puntare su incentivi premiali per le imprese che non discriminano e non su multe e sanzioni, prendendo spunto dall’esperienza islandese. In particolare ho voluto costruire una norma che non fosse impositiva o punitiva, ma che al contrario promuovesse le good practice, e quindi ho proposto l’introduzione di una serie di incentivi per le aziende che rimuovuono le barriere discriminatorie, ad esempio una detrazione d’imposta per le spese documentate sostenute per l’acquisto di beni materiali strumentali nuovi, di dispositivi informatici, per l’erogazione di servizi a favore dei dipendenti e delle loro famiglie. Abbiamo anche previsto degli sgravi contributivo triennale per le imprese che non licenziano le dipendenti diventate mamme nel corso della loro carriera professionale e inoltre anche un premio retributivo da 150 mensili per quelle madri che tornano a lavoro e decidono di non abbandonareil posto dopo la nascita del proprio figlio. Per ottenere i vantaggi di legge, le imprese dovranno sottoporre annualmente a verifica il ‘Piano di Azioni” attuato per prevenire qualsiasi forma di discriminazione nell’accesso al lavoro, nella promozione e formazione professionale, nelle condizioni di lavoro, garantire il diritto delle lavoratrici ad una parità di retribuzione e superare condizioni di organizzazione e distribuzione del lavoro di fatto pregiudizievoli per l’avanzamento professionale”.
Come funziona il curriculum anonimo?
“L’articolo 3 della proposta di legge introduce la sperimentazione del cosiddetto ‘curriculum anonimo’, con l’obiettivo di combattere le discriminazioni e garantire un’effettiva parità nei processi di selezione e assunzione. Questo strumento è già utilizzato in molti Paesi europei per combattere discriminazioni di ogni tipo ed avendo dato buoni risultati ho pensato di proporne la sperimentazione anche in Italia. Il documento potrà contenere informazioni sul candidato senza riferimenti personali quali nome, sesso, data di nascita, situazione familiare e  fotografie, in modo da dare, finalmente anche in Italia, risalto alle sole competenze, conoscenze, capacità ed esperienze lavorative del candidato”.
In fase di colloquio però i lavoratori potrebbero subire comunque discriminazioni. Come ovviare al problema?
“L’azienda ha chiaramente facoltà di assumere chi vuole, ma dovrà motivare la scelta, dunque sarà molto più difficile per le imprese discriminare se poi hanno l’obbligo di redigere un documento scritto in cui spiegano il motivo che li ha indotti a fare quella precisa scelta dopo aver selezionato i candidati sulla base delle competenze. Proprio recentemente alla moglie di un nostro collega parlamentare è capitata un’avventura bizzarra. A un colloquio per un posto da ingegnere, l’azienda le ha risposto che stavano effettivamente cercando un ingegnere con quelle competenze, ma uomo. Ecco, con il curriculum anonimo serviranno dei veri e propri voli pindarici per giustificare un parametro di giudizio simile, quindi sarà più difficile discriminare in base a sesso, età o aspetto fisico”.
 
https://www.fanpage.it/curriculum-anonimo-e-incentivi-alle-imprese-per-combattere-la-discriminazione-delle-donne-sul-lavoro/

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