MIO INTERVENTO IN DICHIARAZIONE DI VOTO IN MERITO ALLA PROPOSTA DI LEGGE SULLE MODALITA’ DI PAGAMENTO DELLA RETRIBUZIONE AI LAVORATORI (video)

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http://www.tizianaciprini.it/mio-intervento-in-dichiarazione-di-voto-in-merito-alla-proposta-di-legge-sulle-modalita-di-pagamento-della-retribuzione-ai-lavoratori-video/

Mio intervento in dichiarazione di voto in merito alla proposta di legge sulle modalità di pagamento delle retribuzione ai lavoratori.
“Oltre alle modalità di retribuzione inviterei la maggioranza anche ad occuparsi celermente della quantità e della qualità delle retribuzioni: mi riferisco ai provvedimenti sul salario minimo per i lavoratori dipendenti e a quelli sull’equo compenso per tutti i professionisti, ordinistici e non.
Certo, non vi basterà una piccola legge di buon senso a lucidarvi l’immagine agli occhi dei lavoratori in vista delle elezioni nazionali del 2018, perché troppi sono stati danni fatti nel mercato del lavoro col JobsAct.
JobsAct che ha fatto credere ai lavoratori garantiti di essere loro l’anomalia di sistema da rimuovere.
JobsAct che ha trasformato il lavoro in lavoretti, i lavoratori in “lavoratoretti”, cioè in lavoratori occasionali, a chiamata
E, infatti, adesso è boom di contratti a chiamata e di conseguenza anche le paghe sono diventate “paghette”.
Serve m un programma di medio-lungo periodo per il nostro paese e noi del Movimento Cinque Stelle siamo l’unica forza politica ad avercelo”.

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Chi “deturpa” veramente l’Università di Perugia?

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http://www.m5sumbria.it/2017/11/17/deturpa-veramente-luniversita-perugia/

Ancora intimidazioni verso il M5s, ancora una volta si tenta di silenziare il dibattito politico su temi particolarmente sensibili attraverso velate minacce atte a reprimere la voce di chi canta fuori dal coro.
Sono però scossa e allibita nell’apprendere che l’auspicio a tali metodi questa volta provenga da una certa fetta di quella opposizione che invece di contribuire a dare impulso ad un’azione incalzante di denuncia delle inefficienze, atta a stimolare un’ efficace azione di governo, non manca mai di manifestare la propria contiguità politica intervenendo in soccorso alla maggioranza. 

In riferimento ai dati sull’Università divulgati nel corso dell’ultimo question time del 14 novembre, respingiamo con forza le illazioni di chiunque ci accusi di “diffondere notizie non vere e creare danni all’immagine”, un’ accusa gravissima e totalmente infondata, doppiamente offensiva per chi come il M5S si batte affinché l’Università di Perugia torni quel grande Ateneo che era un tempo.
Col fine della mistificazione politica ci si è spinti a definire di “dubbia validità” i dati forniti dal Ministero, da Alma Laurea e da altri organismi di fama internazionale, e soprattutto, quando lo stesso assessore Bartolini, con onestà e candore, esordiva proprio dicendo che “i dati che avete dato sono esatti”.
Apprendiamo con sincero entusiasmo di alcuni segnali positivi esposti dal Magnifico Rettore dell’Università relativi soprattutto all’ultimissimo periodo, dati che vanno sicuramente approfonditi e chiariti soprattutto alla luce di alcune incongruenze, a cominciare dalla diminuzione del numero delle matricole.
A chi pavidamente ci accusa oggi, forse è mancata quella fase di studio e approfondimento che avrebbe consentito di evitare cadute di stile imbarazzanti.
Come ho anche ricordato nel mio intervento in Consiglio regionale, la fase di crisi che deve affrontare chi è chiamato a dirigere l’Università di Perugia poteva essere del tutto scongiurata se chi oggi si indigna pro domo sua, fosse stato un po’ più attento negli anni precedenti, quando il declino era evidente e inconfutabile.

Ma tutta questa assurda situazione ha avuto il merito di palesare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la contiguità politica tra il Partito Democratico e una parte di opposizione che siede sugli scranni di Palazzo Cesaroni, che fino ad oggi si è dimostrata sin troppo afona rispetto alle palesi responsabilità politiche dell’attuale e delle precedenti amministrazioni regionali sui troppi fronti aperti.
Il M5S non si lascia intimidire da simili personaggi e continuerà a raccontare le verità scomode con serietà e rigore, con la consapevolezza di essere l’unica alternativa ad un regimetto trasversale che manifesta i segni e le paure di una caduta imminente.
L’articolo Chi “deturpa” veramente l’Università di Perugia? sembra essere il primo su MoVimento 5 Stelle Umbria.

12mila alberi per Roma: puoi partecipare anche tu

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http://www.beppegrillo.it/2017/11/12mila_alberi_per_roma_puoi_partecipare_anche_tu.html

di Virginia Raggi
A partire da domenica 19 novembre, i cittadini di Roma potranno fare la loro parte per piantare 12.000 nuovi alberi in città. Domenica inizia un percorso partecipato e innovativo di forestazione urbana – per tutti e di tutti al di là di ogni appartenenza politica, religiosa, sociale – che andrà avanti anche nelle prossime settimane e sarà un appuntamento fisso ogni anno per festeggiare la Giornata Nazionale degli Alberi e per far sì che Roma recuperi il tempo perso in questi anni sulla legge ‘un albero per ogni nato’.

Lo faremo, senza alcuna bandiera o simbolo politico, insieme a cittadini, associazioni, comitati.

Gli alberi come l’aria sono di tutti. Questa iniziativa è per il bene comune di tutti. Come la nostra Costituzione che all’articolo 9 afferma che la Repubblica “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” e come l’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco che ci insegna ad amare e rispettare l’ambiente nel rispetto di ogni diversità culturale, sociale e religiosa.

Si inizia da Tor Sapienza, Alessandrino, Garbatella, Tenuta dell’Acquafredda. A Centocelle, in collaborazione con la Soprintendenza alle Belle Arti e al Paesaggio e la Sovrintendenza capitolina ai beni Culturali stiamo predisponendo un bellissimo progetto di “ArcheoBosco”. Vogliamo che nel Parco di Centocelle si possa camminare tra natura e Storia in un bellissimo connubio tra ambiente e cultura.

Ognuno dei 15 Municipi di Roma avrà a disposizione alberi da mettere a dimora insieme ai cittadini e associazioni.

Partecipare è semplice. Basta amare la propria città e portare pala o paletta e guanti da giardino e recarsi direttamente domenica alle 9:00 nei seguenti punti di ritrovo:

– Tor Sapienza, ingresso di Viale Giorgio Morandi

– Parco Alessandrino, ingresso di Via Locorotondo

– Garbatella, Area Verde Garibaldi, ingresso Via Rosa Raimondi Garibaldi

– A cura di Roma Natura: Riserva Naturale Tenuta dell’Acquafredda, via di Val Cannuta 250
Tecnici del Comune ed esperti delle associazioni spiegheranno come mettere correttamente a dimora gli alberi. Sarà anche un modo per imparare qualcosa di nuovo e importante.

Vi aspettiamo.

ps Per ulteriori informazioni scrivete a eventi.assessoratoambiente@comune.roma.it

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Tavecchio, Malagò e Lotti: i tre responsabili del flop azzurro

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http://www.beppegrillo.it/2017/11/tavecchio_malago_e_lotti_i_tre_responsabili_del_flop_azzurro.html

di MoVimento 5 Stelle

Lo sport nazionale in Italia è quello di dare agli altri la colpa dei propri errori. Lo fanno di solito i leader di partito quando perdono, magari promettendo di lasciare la politica e poi restando in sella, come il duo Renzi-Boschi.

Adesso lo fanno i vertici dello sport italiano. Dopo la pesantissima sconfitta della nostra Nazionale di calcio sono intervenuti anche quelli che sono i capi dello sport azzurro, ovvero il presidente del Coni Malagò e il ministro dello Sport Lotti. Non hanno chiesto scusa, non si sono assunti delle responsabilità. Affatto. Hanno detto che era colpa di Tavecchio, tanto che Malagò nei fatti ne ha chiesto le dimissioni. La realtà è che Tavecchio, Malagò e Lotti sono responsabili in ugual misura del tracollo della Nazionale, culminato nella sconfitta con la Svezia che ha escluso gli azzurri dai campionati mondiali in Russia del prossimo anno. Tutti e tre devono dimettersi. E’ una questione di merito ed un segnale preciso all’Italia che vuole ricostruirsi partendo proprio dalle sue fondamenta: la meritocrazia.

La gestione Tavecchio è stata fallimentare perché ha proseguito negli errori del passato: prima la politica e le appartenenze, poi il merito. E’ stato lui a scegliere un commissario tecnico che non ha centrato l’obiettivo prefissato, cacciandolo – con tanto di buonuscita – dopo l’eliminazione. Adesso Carlo Tavecchio deve dimettersi da presidente della Figc, assumendosi le sue responsabilità e dando un segnale a tutto il movimento sportivo. Prima di lasciare la Figc però si ricordi di rinunciare anche al ruolo di commissario della Lega Serie A.

Non può certamente nascondere il suo fallimento scegliendo un allenatore di alto livello, come magari Ancelotti, per la guida della Nazionale. Adesso il mondo del calcio riparta dalla base, non dalla politica. Sarebbe infatti agghiacciante se al suo posto arrivasse un profilo come quello di Cosimo Sibilia, che oltre ad essere presidente della Lega dilettanti è anche senatore di Forza Italia. Potrebbe sfiduciare Tavecchio solo il consiglio federale, l’organismo di autogoverno del nostro calcio che però lui stesso controlla quasi completamente. In questo caso si tornerebbe al voto. Ma non basta.

Anche Giovanni Malagò è responsabile. Lo sport italiano non si guida facendosi vedere dai flash accanto a campioni affermati o lamentandosi – a distanza di oltre un anno – della sacrosanta rinuncia di Roma alle Olimpiadi del 2024. Si fa partendo dallo sport di base, o meglio ancora prima dall’educazione fisica nella scuola, l’unica in grado di creare quella cultura sportiva e dell’esercizio fisico che tanto manca nel nostro Paese. Quest’anno poi anche il progetto ‘Sport di classe’ è stato ridimensionato, senza che lui muovesse un dito per chiedere di più al governo. Adesso infatti sarà rivolto solo alle classi quarte e quinte. Insomma addio a prima, seconda e terza elementare. E anche i risultati di altri sport sono davvero al minimo storico: il basket ha bucato per due volte l’accesso alle Olimpiadi, l’atletica è in fase discendente, anche il rugby fatica. Per non parlare del pasticcio del volley maschile, dove i miglior giocatore è stato escluso dalla Nazionale per un problema con uno sponsor.

C’è poi Luca Lotti, di professione tagliatore di nastri e ombra proprio di Malagò che fa il vero ministro dello sport. La promozione alla guida del dicastero è servita per permettere a Renzi di tenere il controllo di Palazzo Chigi. L’incarico di ministro serve a Lotti per fare provvedimenti spot, fra cui quella per ridurre i mandati dei presidenti delle federazioni ma aumentare quelli per Malagò. E sul progetto ‘Sport di classe’ il suo governo lancia il sasso e nasconde la mano. Quest’anno si partirà più tardi, rispetto al precedente. Come se non bastasse sono stati escluse le classi più importanti, ovvero le prime tre della scuola primaria, anni preziosissimi per sviluppare gli schemi motori di base e le capacità motorie. Questo è il contributo di un governo che non ha alcun interesse a far ripartire lo sport in Italia.

Quello che ci resta dell’eliminazione dell’Italia è tanta amarezza. Un’amarezza per tutti noi che siamo tifosi della maglia azzurra. Una sensazione amplificata dalla decisione del ct di non dimettersi. Un comportamento diverso rispetto a quello di chi in passato ha lasciato senza guardare il proprio portafogli o ha giocato al minimo sindacale per amore della propria maglia. Gli esempi positivi esistono.

Per ripartire serve una cosa innanzi tutto: iniziare l’attività motoria fin dalla prima classe della scuola primaria. Farlo con istruttori qualificati, diplomati Isef o laureati in Scienze motorie, e aumentare il numero delle ore curriculari ed extra-curriculari al pari dei Paesi europei più avanzati. Se vogliamo che emergano i nostri talenti sportivi,allora bisogna ripartire da qui. Tutto il resto sono inutili, autoreferenziali, passerelle.

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#SalviniIpocrita cambia voto per compiacere a Merkel e Berlusconi

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http://www.beppegrillo.it/2017/11/salviniipocrita_cambia_voto_per_compiacere_a_merkel_e_berlusconi.html

di Laura Ferrara, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Salvini prima sbraita contro i migranti economici poi accetta le riforme della Merkel. Aspettiamo ancora di sapere perché ha cambiato il voto sulla riforma “tedesca” del Regolamento di Dublino. Non può cavarsela con mezzucci da bar dello sport per cercare di nascondere la verità. Con la sua astensione si è persa l’occasione di cambiare una riforma che fa solo gli interessi della Germania. La Merkel lo aveva detto lo scorso 28 agosto: non voleva i migranti economici e così è stato. Nel mandato negoziale approvato dal Parlamento europeo c’è un silenzio tombale sugli irregolari che vengono abbandonati in Italia. Ecco le prove delle giravolte leghiste:

19 ottobre 2017: la Lega Nord vota in Commissione Libertà civili del Parlamento europeo contro la riforma perché “non migliorerà la situazione dell’Italia”, perché “Bruxelles ha reso ancora più debole il nostro Paese”, perché “dispiaciuto che il Parlamento europeo abbia perso l’occasione di accogliere i nostri emendamenti migliorativi, volti a cambiare la politica sui rifugiati”.

17 novembre 2017: la Lega Nord si astiene durante il voto finale. Se il Parlamento europeo avesse bocciato il mandato negoziale sulla riforma del Regolamento di Dublino (anziché con l’ipocrita astensione della Lega) si sarebbe potuto lavorare per migliorare il testo.

PERCHÈ QUESTA RIFORMA PEGGIORA SOLO LE COSEAbbiamo sempre lottato al Parlamento europeo per una reale, forte e autentica solidarietà europea. I migranti che arrivano nel nostro Paese vogliono andare in Europa, quindi devono essere i Paesi membri a condividere equamente le responsabilità dell’accoglienza. La riforma del Regolamento di Dublino votata da Pd e Forza Italia non dice questo: c’è scritto che tutti i migranti economici devono restare in Italia. Stiamo parlando oltre 70.000 persone che devono essere rimpatriate, ma i rimpatri sono molto difficili visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza. Inoltre, ci sono troppi filtri che appesantiscono la procedura e mettono un peso eccessivo sugli Stati membri di primo arrivo. Questi sono i punti che di fatto vanificano la cancellazione del principio del Paese di primo ingresso:

1) PRIMO FILTRO. Il primo filtro stabilisce che i migranti economici, a differenza dei rifugiati, rimarranno nel Paese di arrivo. Sarà solo l’Italia a farsene carico e saranno difficili i rimpatri visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza.

2) SECONDO FILTRO. Viene introdotto il filtro della sicurezza: anche in questo caso tutte le persone potenzialmente pericolose per la sicurezza pubblica restano nel Paese di primo ingresso. Non siamo contrari alle verifiche sulla sicurezza, ma siamo contrari al fatto che i Paesi di primo ingresso vengono lasciati da soli a gestire questi soggetti potenzialmente pericolosi.

3) PRIMO PAESE DI APPRODO SEMPRE RESPONSABILE. Nasce il criterio della responsabilità permanente. Con le vecchie regole uno Stato membro diventava competente se il richiedente vi aveva soggiornato per 1 anno anche se era sbarcato in un altro Paese, con la nuova revisione non sarà più così. L’Italia come Paese di primo approdo sarà permanentemente responsabile dei migranti arrivati. Altro che solidarietà!
4) RICOLLOCAMENTO SOLO DOPO LE VERIFICHE DEI DUE FILTRI. Il meccanismo di ricollocamento non è affatto automatico: scatterà dopo le procedure dei filtri sulla sicurezza e sulla domanda. Un richiedente asilo potrà, dunque, essere trasferito in un altro Paese dopo molti mesi dal suo arrivo e nel frattempo sarà sempre l’Italia a farsene carico.

5) PAESI POVERI PENALIZZATI. Fra i criteri per redistribuire i richiedenti asilo non c’è il tasso di disoccupazione: restano solo quelli del PIL e della popolazione. Questo significa che non si terrà conto delle difficoltà che hanno i Paesi con i livelli di disoccupazione più alti, come l’Italia e la Grecia. Così c’è il rischio di una “guerra fra poveri”: da una parte i rifugiati che hanno riconosciuto il diritto a restare in Italia e dall’altra i disoccupati italiani che non trovano lavoro.
6) TEMPI LUNGHI PER I PAESI IN RITARDO. È concesso un periodo di 3 anni di transizione per gli Stati che sono in ritardo con l’applicazione delle procedure di accoglienza. Questi Paesi sono di fatto esonerati dal meccanismo della redistribuzione. Così facendo si legittima l’egoismo di alcuni Stati membri che si rifiutano di applicare norme comuni per il diritto di asilo e l’Italia continuerà in questi tre anni ad avere più migranti degli altri Paesi europei.

Siamo stati i primi a denunciare il Regolamento di Dublino che ha trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa. E non saranno le promesse di qualche ricollocamento a farci cambiare idea. I dati parlano chiaro: il 71% dei migranti che dovevano lasciare l’Italia, secondo le promesse dell’Europa fatte due anni, non lo ha fatto.

Continueremo a lottare per una riforma vera e non ipocrita del Regolamento di Dublino. Sull’immigrazione abbiamo già dato. Non possiamo accettare compromessi a trazione tedesca. Forza Italia, Pd e Lega-cagnolino stanno abbassandola la testa ai diktat della Merkel. A pagare non devono essere sempre e solo i cittadini italiani!

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Figuraccia di Chiamparino. Fallito il suo blitz per modificare, in peggio, la legge sull’azzardo

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http://www.beppegrillo.it/2017/11/figuraccia_di_chiamparino_fallito_il_suo_blitz_per_modificare_in_peggio_la_legge_sullazzardo.html

di Gruppo regionale M5S Piemonte

Figuraccia colossale di Chiamparino. Fallito il suo blitz per modificare, in peggio, la legge sull’azzardo 9/2016 approvata all’unanimità dal Consiglio regionale. La proposta è stata bocciata addirittura dagli stessi rappresentanti del PD in sede di conferenza dei Capigruppo.

L’obiettivo di Chiamparino era quello di posticipare l’entrata in vigore delle norme riguardanti le distanze degli apparecchi di gioco dai luoghi sensibili prevista per il 20 novembre 2017, modificando la legge. Il tutto su pressione del vice Ministro Baretta in virtù di un articolo della legge di stabilità ancora nemmeno approvato dal Parlamento.

Chiamparino, per giustificare questa oscura manovra, nella sua lettera al presidente del Consiglio Laus, ha fatto riferimento alle dichiarazioni di Baretta sull’eventuale perdita di gettito per l’erario, una considerazione che la dice lunga sui reali intenti, che non coincidono di certo con la necessità di combattere il gioco d’azzardo in Piemonte.

Non è accettabile cambiare una legge regionale sulla base di un disegno di legge nazionale frutto delle pressioni delle lobbies del gioco. A ciò va aggiunta l’intesa siglata in Conferenza unificata che tutela le leggi regionali più restrittive. Se l’intento del Governo è quello di discostarsi dall’intesa poteva fare un decreto legge. E Chiamparino, anziché assecondare il Governo, dovrebbe mettere al primo posto la lotta al gioco d’azzardo, la salute dei piemontesi e le scelte fatte dal Consiglio regionale.

Ad oggi la nostra legge è vigente ed i Comuni si devono adeguare. Quando, e se, ci sarà una norma nazionale diversa solo allora toccherà alla Regione prendere i provvedimenti necessari. Noi non siamo disponibili per nessuna Commissione urgente e nessun’altra seduta urgente (non richieste dal PD nemmeno per l’emergenza incendi…). Anzi, annunciamo fin da ora, nel caso in cui si arrivasse a quel punto, l’intenzione di fare le barricate in Consiglio per impedire l’approvazione di qualsiasi provvedimento che cambi in peggio la legge regionale 9 del 2016.

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Torino, nuovo regolamento nomine: giovani, merito e trasparenza

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di Chiara Appendino
Con il nuovo Regolamento Nomine della Città di Torino si introducono per la prima volta in Italia delle specifiche che sono in grado di dare davvero una risposta a chi da troppo tempo aspettava un cambiamento in tema di nomine nella Politica.

Questo segnale forte arriva da una proposta di delibera presentata dal Movimento 5 Stelle di Torino, a firma dei consiglieri Carlotta Tevere e Federico Mensio e presentata mercoledì 15 novembre insieme al Presidente del Consiglio, Fabio Versaci, con la quale si introducono delle novità nel regolamento di indirizzo per le nomine della Città, molte delle quali già anticipate in campagna elettorale e a cui siamo felici di poter dare seguito.

Vediamole sinteticamente in alcuni punti in attesa che arrivi il documento ufficiale.
Il nuovo Regolamento Nomine della Città di Torino from Chiara Appendino

Semestre biancoNegli ultimi sei mesi di consiliatura non si potrà procedere a nomine se non strettamente necessario.
Oggi questa regola non esiste e crediamo che sia importante per evitare di condizionare il lavoro delle successive Giunte votate dai cittadini

Massimo due mandati nello stesso Enteanche non consecutivi. In questo modo si disincentiva il radicamento di interessi (e poteri) troppo profondi;

Candidatura in massimo tre Entie non più in tutti quelli che si vuole. È legittimo pensare che ci si voglia candidare in Enti che trattino temi analoghi e in linea con i propri interessi e le proprie peculiarità. Maggiori dubbi invece sorgono quando si sottopongono candidature in Enti che svolgono funzioni del tutto diverse;

Possibilità di percepire un solo emolumentoe di essere nominati in massimo due ruoli che lo prevedano. In altre parole non si potranno cumulare emolumenti in cariche derivate da nomine;

Priorità ai giovaniA parità di requisiti verranno preferiti i candidati più giovani di età;

Audizione pubblicaper la nomina in Enti che presentino un bilancio superiore ai 250mila euro. Sarà inoltre facoltà dei cittadini porre domande ai candidati.

Riteniamo che questi siano punti importanti del nuovo Regolamento Nomine con cui la Politica per la prima volta dà una risposta concreta in un’ottica di trasparenza, partecipazione, merito, tutela degli Enti Pubblici e slancio verso il futuro.

C’è ancora molto da fare, e non abbiamo nessuna intenzione di fermarci.

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