crisi

Colpi di coda montiani e visione economica

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Il cattivo ecosistema economico dell’epoca Monti ha lasciato il segno profondissimo, e giunge al termine di anni davvero pessimi. Non staremo a parlare dello scempio cui vengono sottoposti welfare e mercato del lavoro, è uno schifo, ma per commercio, industria, enti e stato non va meglio.

Per cominciare registriamo un mercato immobiliare fermo e deprezzato, la svalutazione delle proprietà pubbliche che, complice i patti di stabilità dei comuni, diverranno carne da cannone contesa tra gli speculatori e coloro che hanno grandi disponibilità di capitali (per esempio alcune mafie).

Il commercio annaspa strangolato dalla morsa cui sono sottoposti i cittadini, la spettacolarizzazione delle azioni della guardia di finanza e gli strumenti, osceni, dei redditometri hanno paralizzato la circolazione economica. I negozi chiudono e non riaprono, interi quartieri diventano dormitori, e senza la vita commerciale anche la sicurezza dei cittadini si riduce sensibilmente. L’ecosistema non è più favorevole per chi negozia al dettaglio con il pubblico in una superficie molto ampia.economics

E l’industria? La spina dorsale del lavoro di un paese? Marazzi, gruppo della ceramica con sede a Modena, passa nelle mani di Mohawk Industries, che così diventa assieme alla Marazzi «il leader mondiale nelle piastrelle in ceramica». Marazzi è (era) infatti presente in Russia, Usa, Italia, Francia e Spagna ed ha registrato ricavi per 833 milioni di euro nel 2011, questo pochi giorni fa. Avio… c’è in questi giorni anche la vicenda Avio. Questa è società innovativa, cioè ricca di brevetti nel settore aeronautico, e capace di stare sui mercati internazionali tanto da fatturare nel 2011 ben 2 miliardi di euro, di cui l’80% all’estero, con un margine operativo lordo di 380 milioni di euro e con oltre 5 mila dipendenti. Avio ha una lunga storia ma nel 1991, si incrocia con la storia della pluriaiutata casa automobilistica torinese.

Infatti la Fiat (leggi Luca di Montezemolo, il nuovo che avanza assieme a Monti) sollecitò il governo perché desse l’autorizzazione a fondere Fiat-Avio e Alfa-Avio. L’autorizzazione fu negata perché l’Alfa-Avio era già una società innovativa e ricca di brevetti mentre la Fiat-Avio boccheggiava sui mercati internazionali. In parole semplici il settore aeronautico non era quello in cui la Fiat primeggiava e consegnandogli l’Alfa-Avio avremmo destinato quest’ultima ad un destino decadente. Arrivò il cataclisma del ’92-’93 e subito dopo l’Alfa-Avio fu messa nelle mani della Fiat. Sette anni dopo e precisamente nel 2003 la Fiat di Montezemolo si arrese e vendette la società Avio, nata dalla fusione, al fondo Carlyle con una quota, però, a Finmeccanica che tornò ad essere, così, il socio industriale di cui c’era bisogno. Tre anni dopo, nel 2006, Carlyle vendette al fondo Cinven l’intera società con l’assenso di Finmeccanica realizzando la bellezza di una plusvalenza di 1 miliardo di euro. Subito dopo l’acquisto, Cinven chiese ed ottenne da questa meravigliosa classe di governo che Finmeccanica ricomprasse di nuovo una quota di Avio perché c’era il solito problema del socio industriale, cioè di quelli che sapevano fare il prodotto. Oggi il fondo Cinven rivende l’Avio alla General Electrics per 3 miliardi e più, facendo così anch’esso una ricca plusvalenza (quasi un miliardo di euro) e la Finmeccanica ne esce definitivamente. Insomma 16 anni di privatizzazione dell’Alfa-Avio son serviti a far fare plusvalenze miliardarie a due fondi di investimento e chissà a chi altri per approdare, poi, alla vendita agli americani. E nel frattempo da un lato il governo e dall’altro la nostra Cassa depositi e prestiti con il suo fondo strategico retto da un finanziere tal Maurizio Tamagnini della nota Merril-Lynch, andata in default e salvata dalla Bank of America, stanno a guardare il passaggio di mano di una grande azienda innovativa come l’Avio mentre acquistano dalla Banca d’Italia il 4 % delle Generali..

Ancora realtà antiche e prestigiose perse, forse per sempre. A causa, come sempre, dei soliti noti.

Ora la visione d’insieme dell’economista come Monti è lo pone SEMPRE a pensare in termini marginali. Marginale per un economista non vuol dire decentrato, si riferisce al minimale margine di guadagno, di utile, di ottimizzazione che può in qualche modo far raggiungere a persone e sistemi ponendoli, ad esempio, sotto stress. Tecnicamente gli economisti si attendono una risposta alle sollecitazioni tale che possano guadagnarci di più. Dove un capitano d’industria, un capitalista d’altri tempi, massimizzerebbe la produzione e ridurrebbe gli sprechi, loro sceglierebbero se vale la pena di vendere pezzi della fabbrica a terzi. Scusate la necessaria semplificazione.

Intanto noi parliamo d’ecosistema economico-sociale perché se è vero che quando c’è crisi ci può essere una risposta evolutiva, è anche vero che si rischiano e si osservano delle vere e proprie estinzioni di massa. La nostra visione è un bel pò diversa da quella degli economisti, perché prima vengono le società e le persone e solo dopo i criteri “marginali” e gli approcci di competizione.

Stiamo organizzando moltissimi incontri in Umbria per dare le chiavi di comprensione del passato recente, del presente e del potenziale futuro delle società e dell’economia. Non è tutto perduto, anzi abbiamo la possibilità di costruire una società ed una vita migliore in cui il tempo, le cose materiali e quelle immateriali potranno esser considerate per il loro vero valore.

Sarà un piacere.

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Berlusconi reloaded

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Siamo a pochi giorni dalle Parlamentarie a 5 stelle e lo scenario era quello della scadenza naturale del governo con le elezioni ad aprile in cui Pdl e Pd (meno elle) avevano come terzo incomodo il MoVimento che ha per obbiettivo tra l’altro rompere col passato. In una settimana lo scenario che sembra profilarsi è questo:

Monti dimissionario per natale, ritorno di Berlusconi con Forza Italia, la più mediocre finanza internazionale che preme ad ottenere l’entrata automatica del Mes per incatenare l’Italia al passato di logiche Montiane, il Pd (meno elle) gongolante che sa a chi dare la colpa della crisi, le mezze riforme che decadono (le province non si accorpano più ma restano senza molte competenze tipo rifiuti, scuole assetto del territorio, per le quali sarà necessario creare costosi inutili orpelli burocratici che chiameremo agenzie od autority e che in realtà saranno postifici per gli amici degli amici di chi ha sostenuto Monti sino ad oggi) ed inoltre spunteranno una pletora di coloratissimi popoli arancioni, viola e paonazzi “verso la III repubblica” dal 3% a testa in un divide et impera terrificante e schifoso. Elezioni previste a febbraio 2013 , entro 70 giorni dalle dimissioni, come dice la Costituzione. Prima però Napolitano si dimette in anticipo, fa il discorso il 31 dicembre, e Monti, finiti i regali per la befana, diventa presidente.

berlusconi reloaded

E’ un brutto sogno? Speriamo ma non sembra.

E su tutto questo casino aleggia Lui, l’irriducibile di Arcore, l’autentico parafulmine di tutte le schifezze da lobby ed apparato che fanno tutti gli altri. Naturalmente ci saranno anche le sue, di schifezze.

Nonostante tutto ci vedremo in Parlamento e sarà un piacere lasciare il parafulmine per ultimo.