economia

Grillo all’Assemblea Monte dei Paschi di Siena – M5S vs MPS

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Testo dell’intervento integrale di Beppe Grillo all’Assemblea del Monte dei Paschi di Siena:

Intervento di Beppe Grillo all’assamblea degli azionisti del Monte dei Paschi di Siena:
grillo-mps“Noto innanzitutto l’atmosfera. Se parlate con l’azionista è devastato per il suo investimento, si lamenta e è furioso. Poi vedo una ostentata calma della presidenza, di questi signori che non conosco, presumo che ci sia un notaio. Ostentate una calma straordinaria.
Io vengo da Genova, come il Dott. Profumo, conosco il Dott. Profumo, la vita che ha fatto, era un ex casellante, lavorava di sera, si è fatto da solo, un uomo molto importante, però è un uomo completamente non adatto a gestire questa situazione perché è indagato di frode fiscale. Questa banca era una banca florida, era una banca straordinaria, nel ‘95 è stata diciamo privatizzata, queste parole che ormai non hanno più assolutamente il significato che avevano, è stati politicizzata, è entrato un partito dentro con una fondazione, nominata da sapete benissimo comuni, regione, provincia, sono entrati questi del PD, ex DS, che ha governato questa regione per 40 anni.
Da lì è stato compiuto dall’inizio lo scempio totale di questa banca, è stata privatizzata, una spa, portata in borsa, fondazione, ha iniziato a allargare al mercato.
Quando non si hanno i concetti si parla del mercato, ma chi è il mercato? Il mercato che gioisce? Il mercato che resta sbigottito? Che perde? Il mercato sono i soliti squali il mercato, che entrano nelle spa, nelle società, e parliamo di Caltagirone, Gnutti, sono sempre gli stessi. Questi entrano, investono e vogliono i dividendi, per dare i dividendi questi signori hanno disintegrato una delle più belle banche del mondo. Si sono venduti tutti! I loro capitali, le banche, i palazzi a Roma, le tenute, la cassa di Risparmio di Prato, si sono venduti i gioielli e hanno piano piano spolpato una azienda che prima della privatizzazione del ‘95 aveva un valore di 20 miliardi di Euro, adesso siamo sotto i due, forse.
Poi che cosa è successo? Che si è preso la mano, le vendite continuavano e poi queste operazioni Antonveneta. Sapete meglio di me, io non voglio fare il professore, io faccio un altro mestiere, però Antonveneta, costa tre e si paga 10, si prende il passivo di una banca, lo si incamera dentro la banca. Queste operazioni fanno sì che una banca così scompaia piano piano.
Ora io sono venuto a dirvi una cosa, lei come Presidente la prima cosa che doveva fare era aprire una inchiesta, perché qui siamo in un caso che va oltre la Parmalat. Io ero stato chiamato alla Parmalat proprio perché due anni prima che fallisse andavo negli stadi, facevo gli spettacoli facevo vedere il bilancio e dicevo è una azienda fallita, lo sapevano tutti che era fallita la Parmalat.
Il disastro di questa banca lo sapevano tutti, i media, i giornalisti, gente della finanza.
Quindi ci sono due problemi, qui se la presidenza avesse tenuto un comportamento corretto si doveva aprire una commissione, chiamare tutti i segretari del Partito Democratico dal ‘95 a oggi e far loro delle domande, perché qui abbiamo un buco di 14 miliardi di Euro, 28 mila miliardi di lire, oltre la Parmalat.
Qui siamo con lo scandalo come Craxi insieme a quello che…

Presidente Profumo: “dott. Grillo poi mi dirà dove ha recuperato il numero dei 14 miliardi di Euro”

Beppe Grillo: “Va bene, però mi faccia andare avanti. Abbiamo un buco di 14 miliardi di Euro…”

Presidente Profumo: “No, non abbiamo un buco per precisione, non abbiamo assolutamente questo buco…”

Beppe Grillo: “E va beh, ma ora vediamo, perché il problema è che mancano, c’è un buco notevole, se non saranno 14 saranno 13 e 8.
C’è anche una domanda, chi ha controllato? Chi doveva controllare queste cose? Siamo sempre alle solite! La Banca di Italia, chi c’era Draghi?! Chi doveva controllare? La signora Tarantola, capo della vigilanza di Banca Italia? Chi ha controllato, la Consob? Tutta gente che fa un altro mestiere fuorché controllare! Qui siamo veramente a uno dei buchi più grossi che ci siano oggi in Italia e credo in Europa.
Abbiamo bisogno di risposte e la risposta è questo signore che viene con la referenza che abbiamo detto prima, che va in giro a aprire cassaforti, a vedere dei derivati e a mettere nel patibolo questo Mussari. Io ci ho parlato una volta, non sa nulla di banche, ma non è il suo compito, non sa nulla di banche…

Beppe Grillo: “Immaginate che non sa neanche fare un bonifico e sentirlo parlare di derivati, che nessuno sa che cosa sono. Investono in derivati, ma se andate a vedere la “curva di Swensen” vedrete che sono un algoritmo, formule, da malati di mente. Infatti Swensen, quello che ha inventato i derivati, aveva ha aperto una sua società, ha investito in derivati e è fallito in 6 mesi, pensate un po’ se si può ancora fare questo!
Poi deve essere recuperato il deficit, una parte del deficit. Che i tre miliardi virgola 9, debbano essere messi dal popolo italiano mi sembra una delle più grosse ingiustizie. Le aziende falliscono, tutte le aziende falliscono, la legge di mercato dice questo, se vai male, se sei gestito male, fallisci. Se mancano i soldi qualcuno li ha presi, qui siamo una distorsione dove un partito è diventato una banca e una banca è diventato un partito. Questi soldi devono essere tirati fuori, ma non dai tre virgola 9 miliardi presi dai cittadini italiani, dall’Imu, dalle persone che sono fuori a protestare. Questa è una azienda che dovrà licenziare migliaia di persone tra breve, è una azienda che dovrà riscattarsi in qualche modo, ma non si riscatterà avendo una gestione come questa.
Quindi io vi auguro di cercare di resistere a questa cosa e io voglio, vorrei, come azionista, come cittadino, come persona, fare chiarezza, perché questi soldi ci sono. Chi li ha presi? Allora li mettiamo sul banco degli imputati e devono essere processati dall’opinione pubblica, dai risparmiatori e dai lavoratori, che non devono rimetterci una lira e neanche il posto di lavoro.
Io ho finito.”

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Colpi di coda montiani e visione economica

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Il cattivo ecosistema economico dell’epoca Monti ha lasciato il segno profondissimo, e giunge al termine di anni davvero pessimi. Non staremo a parlare dello scempio cui vengono sottoposti welfare e mercato del lavoro, è uno schifo, ma per commercio, industria, enti e stato non va meglio.

Per cominciare registriamo un mercato immobiliare fermo e deprezzato, la svalutazione delle proprietà pubbliche che, complice i patti di stabilità dei comuni, diverranno carne da cannone contesa tra gli speculatori e coloro che hanno grandi disponibilità di capitali (per esempio alcune mafie).

Il commercio annaspa strangolato dalla morsa cui sono sottoposti i cittadini, la spettacolarizzazione delle azioni della guardia di finanza e gli strumenti, osceni, dei redditometri hanno paralizzato la circolazione economica. I negozi chiudono e non riaprono, interi quartieri diventano dormitori, e senza la vita commerciale anche la sicurezza dei cittadini si riduce sensibilmente. L’ecosistema non è più favorevole per chi negozia al dettaglio con il pubblico in una superficie molto ampia.economics

E l’industria? La spina dorsale del lavoro di un paese? Marazzi, gruppo della ceramica con sede a Modena, passa nelle mani di Mohawk Industries, che così diventa assieme alla Marazzi «il leader mondiale nelle piastrelle in ceramica». Marazzi è (era) infatti presente in Russia, Usa, Italia, Francia e Spagna ed ha registrato ricavi per 833 milioni di euro nel 2011, questo pochi giorni fa. Avio… c’è in questi giorni anche la vicenda Avio. Questa è società innovativa, cioè ricca di brevetti nel settore aeronautico, e capace di stare sui mercati internazionali tanto da fatturare nel 2011 ben 2 miliardi di euro, di cui l’80% all’estero, con un margine operativo lordo di 380 milioni di euro e con oltre 5 mila dipendenti. Avio ha una lunga storia ma nel 1991, si incrocia con la storia della pluriaiutata casa automobilistica torinese.

Infatti la Fiat (leggi Luca di Montezemolo, il nuovo che avanza assieme a Monti) sollecitò il governo perché desse l’autorizzazione a fondere Fiat-Avio e Alfa-Avio. L’autorizzazione fu negata perché l’Alfa-Avio era già una società innovativa e ricca di brevetti mentre la Fiat-Avio boccheggiava sui mercati internazionali. In parole semplici il settore aeronautico non era quello in cui la Fiat primeggiava e consegnandogli l’Alfa-Avio avremmo destinato quest’ultima ad un destino decadente. Arrivò il cataclisma del ’92-’93 e subito dopo l’Alfa-Avio fu messa nelle mani della Fiat. Sette anni dopo e precisamente nel 2003 la Fiat di Montezemolo si arrese e vendette la società Avio, nata dalla fusione, al fondo Carlyle con una quota, però, a Finmeccanica che tornò ad essere, così, il socio industriale di cui c’era bisogno. Tre anni dopo, nel 2006, Carlyle vendette al fondo Cinven l’intera società con l’assenso di Finmeccanica realizzando la bellezza di una plusvalenza di 1 miliardo di euro. Subito dopo l’acquisto, Cinven chiese ed ottenne da questa meravigliosa classe di governo che Finmeccanica ricomprasse di nuovo una quota di Avio perché c’era il solito problema del socio industriale, cioè di quelli che sapevano fare il prodotto. Oggi il fondo Cinven rivende l’Avio alla General Electrics per 3 miliardi e più, facendo così anch’esso una ricca plusvalenza (quasi un miliardo di euro) e la Finmeccanica ne esce definitivamente. Insomma 16 anni di privatizzazione dell’Alfa-Avio son serviti a far fare plusvalenze miliardarie a due fondi di investimento e chissà a chi altri per approdare, poi, alla vendita agli americani. E nel frattempo da un lato il governo e dall’altro la nostra Cassa depositi e prestiti con il suo fondo strategico retto da un finanziere tal Maurizio Tamagnini della nota Merril-Lynch, andata in default e salvata dalla Bank of America, stanno a guardare il passaggio di mano di una grande azienda innovativa come l’Avio mentre acquistano dalla Banca d’Italia il 4 % delle Generali..

Ancora realtà antiche e prestigiose perse, forse per sempre. A causa, come sempre, dei soliti noti.

Ora la visione d’insieme dell’economista come Monti è lo pone SEMPRE a pensare in termini marginali. Marginale per un economista non vuol dire decentrato, si riferisce al minimale margine di guadagno, di utile, di ottimizzazione che può in qualche modo far raggiungere a persone e sistemi ponendoli, ad esempio, sotto stress. Tecnicamente gli economisti si attendono una risposta alle sollecitazioni tale che possano guadagnarci di più. Dove un capitano d’industria, un capitalista d’altri tempi, massimizzerebbe la produzione e ridurrebbe gli sprechi, loro sceglierebbero se vale la pena di vendere pezzi della fabbrica a terzi. Scusate la necessaria semplificazione.

Intanto noi parliamo d’ecosistema economico-sociale perché se è vero che quando c’è crisi ci può essere una risposta evolutiva, è anche vero che si rischiano e si osservano delle vere e proprie estinzioni di massa. La nostra visione è un bel pò diversa da quella degli economisti, perché prima vengono le società e le persone e solo dopo i criteri “marginali” e gli approcci di competizione.

Stiamo organizzando moltissimi incontri in Umbria per dare le chiavi di comprensione del passato recente, del presente e del potenziale futuro delle società e dell’economia. Non è tutto perduto, anzi abbiamo la possibilità di costruire una società ed una vita migliore in cui il tempo, le cose materiali e quelle immateriali potranno esser considerate per il loro vero valore.

Sarà un piacere.